Mazzoleni Giovanni Antonio

n. busta
70
n. fascicolo
2111
Primo estremo
1935
Secondo estremo
1939
Cognome
Mazzoleni
Nome
Giovanni
Altri nomi
Antonio
Presenza scheda biografica
no
Luogo di nascita
Data di nascita
1893/12/22
Livello di istruzione
licenza elementare
Professione
esercente d'albergo
Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato il 22.12.1893 a Costa Imagna (Bg), dove risiede, esercente, antifascista, Mazzoleni è sposato con Gina Farè (fu Felice e Giovannina Pugni, n. a Mortara, Pv, il 28.9.1896, sposati il 20.10.1920) e ha un figlio, Gian Franco. Ha anche un fratello, Giuseppe, medico, che in un primo tempo era iscritto al Pnf ma in seguito non ha rinnovato la tessera. Nel fascicolo è conservata la sentenza con la quale il pretore di Almenno San Salvatore (Bg) il 13.3.1924 condanna Basilio Ambrogio Maconi (fu Giovanni e Teresa Mazzoleni, n. il 28.4.1896 a Costa Imagna), segretario politico del fascio di Costa Imagna, a 200 lire di risarcimento danni nei confronti di Giovanni Mazzoleni perché il 3.11.1923 Maconi lo diffama, chiamandolo “vigliacco, farabutto, indegno di appartenere alla società”, e per la minaccia implicita nella frase “ci vedremo”. Il 7.11.1935, a firma del segretario federale Antonio Valli, viene inviata al prefetto una lettera su carta intestata ‘Federazione dei Fasci di Combattimento – Bergamo – Casa del fascio – Viale Vittorio Emanuele 4a’, in cui Mazzoleni viene segnalato per la sua “sistematica opera antifascista che va svolgendo nel comune di Costa Imagna”. Alla lettera è allegato un foglio che contiene un elenco di fatti che intendono provare l’accusa di cui nella lettera è fatta parola. A questo elenco si rifaranno poi i Cc e la stessa Questura per le successive vicende. Appena ricevuta la lettera, il prefetto chiede alla Questura se esistano, negli atti, precedenti a nome di Mazzoleni, inoltre incarica i Cc di procedere all’inchiesta relativa per stabilire la fondatezza o meno delle accuse da parte fascista. Il 5.1.1936 Mazzoleni viene arrestato dal brigadiere a piedi e comandante della stazione Cc di Sant'Omobono Imagna, Giuseppe Cuminetto, e dal carabiniere a piedi della stessa stazione, Giovanni Martinello, perché è stato denunciato e proposto per il confino di polizia. Tradotto nelle carceri giudiziarie di Bergamo, il 6.1.1936 viene visitato dal dr. Gualteroni, il quale certifica che Mazzoleni è di sana e robusta costituzione fisica e che, pur essendo convalescente da una forma di bronchite acuta, non appena ristabilito sarà in grado di sopportare il regime di confinato politico. Il 7.1.1936 la Questura di Bergamo invia alla Prefettura un dettagliato rapporto sulla biografia politica di Mazzoleni, presentandolo come attivo antifascista, recependo però, come fonte di informazioni a cui attingere, solo un rapporto del 17.12.1935, ripreso poi il 6.1.1936, dai Cc di Bergamo, che a loro volta recepiscono le informazioni provenienti dalla federazione provinciale del Pnf, conservato nel fascicolo. Oltre a ciò, per rafforzare l’immagine negativa di Mazzoleni, viene aggiunto l’elenco dei suoi precedenti penali (7.7.1924: il Tribunale di Bergamo lo condanna a 133 lire di multa ‘per lesioni lievissime’; 28.8.1925, lo stesso Tribunale lo assolve dall’imputazione di lesioni per intervenuta amnistia; 11.6.1931: la Pretura di Bergamo gli infligge due multe, una di 215 lire e l’altra di 1000 lire per l’emissione di assegni a vuoto; per la stessa ragione l’11.8.1931 viene condannato ad altre 400 lire di multa), premettendo che Mazzoleni, “oltre ad essere un vero e proprio antifascista, è denigratore dell’opera che il Governo nazionale compie diuturnamente per il benessere della Nazione, è pure elemento prepotente, violento, attaccabrighe e perturbatore dell’ordine pubblico, specie quando si svolgono in Costa Imagna manifestazioni di carattere patriottico”. Viene quindi descritto, oltre che come antifascista, come commerciante in vini fallito, sottoposto per due volte a procedimento penale per lesioni procurate a fascisti di Costa Imagna nel 1924 e nel 1925, attivo propagandista antifascista nel periodo aventiniano e matteottiano, durante il quale avrebbe pubblicamente asserito che “il regime avrebbe avuto poca vita e sarebbe stato travolto dalla grande massa d’italiani contrari alla politica svolta dal governo di Mussolini”. Inoltre, sempre secondo la ricostruzione della biografia politica di Mazzoleni delineata dalla Questura sulla base della documentazione fornita dal Pnf, nel 1924, in occasione della consegna alle scuole di Costa Imagna della bandiera nazionale da parte del fascio locale, avrebbe cercato di “provocare disaccordo fra i donatori del vessillo” e per questo rimproverato dal segretario locale del Pnf, Ambrogio Maconi, che lo diffida a non interessarsi più di politica, “diffida rimasta senza risultato, poiché il Mazzoleni continuò la campagna antifascista”. Inoltre, il 25.10.1935, conversando col fascista Giovanni Maggi (fu Luigi e Giovanna Del Prato, n. a Capriate S. Gervasio il 25.5.1904, residente dal 1935 a Costa Imagna, agente delle imposte di consumo, iscritto al Pnf dal 1.1.1923), critica il governo fascista dicendo che Mussolini, di fronte al governo britannico, avrebbe dovuto “calare le braghe”, alludendo alla paura italiana manifestata, secondo Mazzoleni, dal ritiro dalla Libia di una divisione militare. Il giorno successivo Mazzoleni avrebbe ripreso con il Maggi la conversazione del giorno prima, dicendo che Mussolini sembra prendere “le cose troppo alla leggera”, parlando molto e facendo poco, aggiungendo che mentre l’inglese A. Eden “procura all’Inghilterra una sicura vittoria”, Mussolini “entro sei mesi, in seguito all’applicazione delle sanzioni, dovrà ritirare le forze armate dall’A.O. per mancanza di mezzi ed anche perché ad eccezione di alcune, le altre nazioni sono tutte compatte con l’Inghilterra” e quindi il duce “ci avrebbe fatto morire di fame”. Per tutto questo, la Questura ritiene che un provvedimento di polizia contro Mazzoleni “produrrebbe buona impressione nell’elemento fascista e nella maggior parte della popolazione del Comune di Costa Imagna che è a conoscenza della campagna disfattista che egli svolge quotidianamente fra coloro che frequentano il ristorante gestito dalla di lui madre”, per questo viene proposto per il confino di polizia. Il 14.1.1936, però, una nuova visita medica più approfondita effettuata dallo stesso dr. M. Gualteroni nell’infermeria delle carceri giudiziarie di Bergamo, riscontra una forma di cistofielite di origine gottosa cronica, che ne indebolisce la salute e lo rende inabile al confino di polizia. Il 15.1.1936 la moglie di Mazzoleni, in tempo utile perché la Commissione Provinciale lo possa esaminare, consegna ai Cc di Bergamo copia di un ‘Memoriale’ da lei firmato ma redatto dallo studio legale dell’avvocato Giuseppe Pezzotta di Bergamo, nel quale viene ricostruita la lunga e remota genesi di tutte vicende che hanno portato la famiglia Mazzoleni a scontrarsi con la famiglia Maconi, scontro di cui la carcerazione di Mazzoleni è l’esito ultimo. Al ‘Memoriale’ è allegata copia della citazione davanti al Tribunale di Bergamo redatta il 16.11.1935 dalla moglie di Mazzoleni e rivolta alla famiglia Maconi, accusata di non aver onorato l’impegno già assunto della vendita di immobili a cui i Mazzoleni erano interessati. Il giorno dopo, 16.1.1936, i Cc di Bergamo trasmettono alla Prefettura il memoriale in questione. Il 17.1.1936 Maggi testimonia davanti ai Cc di aver avuto una discussione con Mazzoleni relativa ai provvedimenti finanziari adottati dal Governo fascista, dalla quale sarebbe sorta una discussione, alla quale erano presenti sia il parroco del paese che Giovanni Ferracini Mazzoleni, entrambi interrogati lo stesso giorno. Quest’ultimo (di Giuseppe, n. 1881, macellaio che abita nello stesso stabile dove Giovanni Mazzoleni gestisce la Cooperativa di Consumo di Costa Imagna) viene interrogato dai Cc Emilio Scoccia (tenente di complemento comandante la compagnia di Bergamo) e Giuseppe Cuminetto (brigadiere comandante della stazione Cc di Sant'Omobono Imagna). I due Mazzoleni si frequentano, ma il testimone afferma che “mai ho inteso il Mazzoleni parlare contro il Fascismo e contro l’attuale Regime. Non rammento di essere stato presente, verso la metà di ottobre u.s., quando il Mazzoleni avrebbe letto il giornale «Corriere della Sera» ove in una corrispondenza estera vi erano notizie a danno dell’Italia. Mi sono trovato una sera presente quando i fascisti vennero nell’esercizio di Mazzoleni Giovanni a cantare e in quell’occasione un Fascista dette uno schiaffo ad un certo Capoferri Giovanni per una discussione venuta fra loro riguardo al canto. Mi consta che fra il Mazzoleni Giovanni ed il segretario del fascio, Maconi Ambrogio, non corrono buoni rapporti, ma ignoro le ragioni”. Il 19.1.1936 i Cc di Bergamo informano la Prefettura che i testimoni delle accuse rivolte a Mazzoleni, interrogati in proposito, affermano tutti concordemente che “più o meno da vario tempo frequentano l’albergo del Mazzoleni e che mai lo intesero parlare contro il fascismo e l’attuale regime. Quasi tutti riferiscono che fra il detto Mazzoleni ed il segretario del fascio non corrono da circa 15 anni buoni rapporti per ragioni private. Solo una delle persone interrogate dichiara di essere stata presente verso la metà di ottobre u.s. quando il Mazzoleni leggeva il «Corriere della Sera» e che in una corrispondenza estera vi erano notizie contrarie all’Italia; però il Mazzoleni avrebbe commentato la corrispondenza dicendo che se l’Inghilterra e la Francia lasciassero libera l’Italia presto questa avrebbe ragione sugli abissini perché in poco tempo si distruggerebbero”. Il 20.1.1936 la Commissione Provinciale per il confino di polizia di Bergamo si riunisce per valutare il caso di Mazzoleni allo scopo “di stabilire se nei fatti addebitatigli si riscontrassero gli estremi per una misura di polizia meno grave, quale l’ammonizione”. Il risultato si rivela essere del tutto favorevole a Mazzoleni: “Vagliate le giustificazioni verbali date dal prevenuto alle contestazioni delle accuse di antifascismo a lui mosse; lette le deposizioni rese all’Arma da diversi testi a discarico (alcuni di essi d’indiscussa probità ed attendibilità); udito l’esito degli ulteriori accertamenti eseguiti in luogo da un Ufficiale dell’Arma, la Commissione ha ritenuto sufficientemente provato che il Mazzoleni, anche se non iscritto al Partito fascista, è elemento di buoni sentimenti nazionali; che non diede mai luogo a rilievi con il suo comportamento politico che non svolse mai propaganda antifascista e che del tutto infondata era l’accusa di aver, nel 1924, cercato di creare discordie fra i donatori della bandiera nazionale alle scuole di Costa Imagna. É stato assodato anzi che in quella occasione, trattandosi di cerimonia combattentistica, egli espresse il suo risentimento per essere stato designato come oratore un individuo che non aveva brillanti precedenti patriottici, in quanto non aveva preso parte alla guerra, preferendo trattenersi all’estero dove si era arricchito; queste sue rimostranze furono anche accolte dai dirigenti quella sezione di Combattenti, che provvide a sostituire l’oratore. É stato anche accertato che mai per contrasti politici si rese responsabile di lesioni in confronto di fascisti, né denigrò provvedimenti governativi in materia di valuta; che infine anche l’accusa di apprezzamenti sfavorevoli al comportamento del Duce nel conflitto abissino era infondata. É risultato infine provato che tra il Mazzoleni ed un membro influente del fascio di Costa Imagna, esistono da tempo vecchi rancori personali, acuitisi in questi ultimi tempi per forti contrasti d’interessi, sicché appaiono assai sospetti le fonti dalle quali provengono le accuse specifiche mosse a carico del prevenuto. La Commissione ha, pertanto, all’unanimità prosciolto da ogni addebito il Mazzoleni, e si è astenuta da ogni decisione, proponendo però che a suo carico non siano presi provvedimenti di Polizia. Ciò premesso prego farmi conoscere eventuali nuove determinazioni”. Il 22.1.1936 il prefetto Strano di Bergamo scrive alla Direzione Generale di Ps a Roma a proposito di Mazzoleni, in precedenza denunciato per l’invio al confino di polizia, comunicando l’esito della delibera della Commissione Provinciale, suffragata anche dal fatto che, dopo la visita effettuata il medico delle carceri giudiziarie di Bergamo dichiara che Mazzoleni non è in grado di sopportare il regime di confino “per cistopielite cronica di origine gottosa”. Il 24.1.1936 i Cc Scoccia e Cuminetto interrogano come testimone don Pietro Cardinetti, parroco di Costa Imagna, che afferma: “Nei primi giorni dell’applicazione delle sanzioni, mi trovai occasionalmente a parlare con il daziere Maggi, Mazzoleni Giovanni e Mazzoleni Ferracini Giovanni e tutti assieme si parlò dell’applicazione delle sanzioni e del modo come poteva provvedere l’Italia per combattere le sanzioni stesse. Intesi il Maggi e il Mazzoleni che disse: Non abbiamo paura delle sanzioni perché c’è l’Argentina che ci può fornire quanto abbiamo di bisogno. Nessuno parlò contrariamente alla politica del Governo e tutti parlavano amichevolmente. Escludo che il Maggi si sia accalorato in mia presenza per controbattere il Mazzoleni tanto più che il Mazzoleni nulla disse di male. Conosco il Maggi da dopo che risiede in Costa Imagna e mi risulta che sia persona dabbene e corretta. Io nei miei riguardi l’ho sempre riscontrata cortese e gentile e parlando con lui di politica, specie dell’attuale conflitto, il Maggi ha sempre esaltato le virtù dei nostri generali e dell’esercito tutto. So che esercita la sua professione con zelo e correttezza”. Lo stesso 24.1.1936 anche Giovanni Mazzoleni Ferracini rende una seconda testimonianza davanti ai Cc dopo quella già rilasciata il 17.1.1936, che conferma, aggiungendo che ritiene Maggi una persona retta, che “è molto spinto nei riguardi del fascismo. Egli è amico del segretario del fascio e di tutti i suoi parenti e continuamente frequenta l’Albergo delle Alpi proprietario del quale è il fratello del Segretario del fascio. Sono a conoscenza che il Maggi non frequenta l’Albergo Mazzoleni”. I Cc di Bergamo il 1.2.1936, in conseguenza del proscioglimento di Mazzoleni da parte della Commissione Provinciale, effettuano una rapida inchiesta sull’unico teste d’accusa, Giovanni Maggi, e informano la Prefettura delle risultanze. Maggi, pur essendosi comportato correttamente dal momento del suo arrivo a Costa Imagna, a Capriate S. Gervasio non era ben visto dalla popolazione perché ritenuto poco onesto, inoltre il 10.7.1926 è stato condannato dalla Pretura di Bergamo a 200 lire di ammenda per false generalità. Inoltre, è amico del segretario del fascio di Costa Imagna, Ambrogio Maconi e di tutti i suoi parenti e per questo “la famiglia dell’accusato ora prosciolto riteneva e ritiene che egli abbia esagerato nelle sue dichiarazioni per istigazione del detto Maconi o di qualche altro suo parente, tutti contrari al Mazzoleni per ragioni private di antica data (finanziarie ecc.)”. Tuttavia, continua il rapporto dei Cc, “nulla però di concreto è stato possibile stabilire”. Pertanto, non viene proposto nessun provvedimento a carico di Maggi. L’11.10.1939 in un rapporto alla Questura di Bergamo, il sottotenente dei Cc Bruno Villagrossi riferisce che Mazzoleni “non figura iscritto al P.N.F.; i suoi sentimenti sono stati sempre contrari al Regime Fascista, sentimenti che non ha mai estinto e che perdurano tutt’ora”. (G. Mangini)
Familiari
Mazzoleni Giovanni (padre)
Nato nel 1865, agrimensore.
Mazzoleni Ferracini Maria Caterina (madre)
Nata nel 1870, possidente.
Mazzoleni Giuseppe (fratello)
Nato a Costa Valle Imagna nel 1905.
Farè Gina (moglie)
di Felice e Giovannina Pugni, n. a Mortara (Pv) il 28.9.1896, sposati il 20.10.1920.
Mazzoleni Gian Franco (figlio)
Nato a Bergamo il 6.8.1921.
Luoghi di residenza
Costa Valle Imagna Lombardia Italia (1893 - )
Fatti notevoli
1935
Nel novembre 1935 viene accusato dai fascisti di Costa Imagna di svolgere propaganda antifascista
1936
Giudicato dalla Commissione provinciale per il confino di polizia, che però lo assolve.
Sanzioni subite
arresto (1936/01/05 - )
In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
no