Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bagnatica (Rocca del Colle) il 10.7.1910, dove risiede in via Castello 23, contadino, antifascista. Fa parte di una famiglia di mezzadri con 60 pertiche di terreno. Nel 1930 frequenta un corso pre-militare, durante il quale l'istruttore gli chiede più volte di portare una propria fotografia con il fez, ma Biava si rifiuta. Nel dicembre 1931 ferma il fascista Giovanni Pandolfi (di Giuseppe, da Calcinate), al quale intima di togliersi dall'occhiello della giacca il distintivo del Pnf, ma Pandolfi reagisce e costringe Biava a baciare pubblicamente il distintivo fascista. La sua scheda biografica viene aperta il 23.7.1932 e copre il periodo che va dal 1932 al 1940. Definito dalle autorità come "poco amante del lavoro" e "litigioso", non ha frequentato partiti sovversivi, ma nei confronti dei fascisti si dimostra spavaldo e provocatore. La sera 18.1.1931 prende parte all’aggressione di tre militi fascisti, uno dei quali, Giovanni Gritti, riporta gravi lesioni. Il 7.3.1932 viene condannato con gli altri a 6 mesi e 20 gg di reclusione, con il beneficio della sospensione della pena. E' indiziato di aver gridato verso i fascisti la frase “andate via farabutti”, che avrebbe innescato l’aggressione. Il 10.5.1932 i Cc di Bergamo riferiscono alla Questura che Biava è poco amante del lavoro, dedito al vino e alle compagnie allegre, è di Indole impulsiva, “giovane di poca levatura e di crassa ignoranza”. Il 18.7.1932 gli viene inflitta l'ammonizione, da cui venne prosciolto il 15.1.1933 in seguito ad amnistia concessa in occasione del decennale della marcia su Roma. Viene anche Incluso nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze politiche, da cui viene cancellato nel 1933. Mantiene 'regolare' condotta fino al 1940, anche se nel 1939 , secondo il capitano dei Cc di Bergamo Mario Badoglio, che ne scrive alla Questura il 30.6.1939, non ha ancora dato prove sicure di ravvedimento. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia in doppia posa. (R. Vittori)