Pellegrini Odisseo


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n. busta
84
n. fascicolo
2541
Primo estremo
1930
Secondo estremo
1935
Cognome
Pellegrini
Nome
Odisseo
Presenza scheda biografica
Luogo di nascita
Data di nascita
1892/03/25
Livello di istruzione
quarta ginnasiale
Professione
rappresentante di commercio
Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Colorno (Pr) il 25.3.1892, socialista massimalista. Sposato con Maria Solari (nata nella frazione Mortizza del comune di Piacenza il 15.8.1889, casalinga), dalla quale ha 3 figli. Frequenta la scuola fino alla classe quarta ginnasiale e nelle carte di polizia viene descritto come uomo di "vasta ma disordinata cultura". Soldato di prima categoria, si arruola volontario nella prima guerra mondiale con la Centuria Corridoni, incorporato nel 61° fanteria. Ferito, è invalido di guerra e vive a Parma. Nel 1919 inizia la propaganda socialista tra i ferrovieri suoi compagni di lavoro, divenendo presto uno degli elementi più in vista del movimento socialista di Parma, dove partecipa alla fondazione, avvenuta nel novembre 1918 per iniziativa di Guido Picelli, della Lega proletaria fra mutilati, invalidi, feriti e reduci di guerra. Dal marzo 1920 si trasferisce da Parma a Piacenza, dove rimane fino all’agosto 1921. Durante il suo soggiorno a Piacenza è attivissimo e anche qui diviene segretario della locale Lega proletaria fra mutilati, invalidi, feriti e reduci di guerra, per conto della quale tiene conferenze. Diventa anche assessore socialista dell’amministrazione comunale piacentina. Il 10.4.1920, in occasione dell’arrivo a Piacenza del leader anarchico Errico Malatesta, organizza una colonna di dimostranti che determina uno scontro con la forza pubblica. Tra i membri più influenti della locale sezione del Psi, è attivo propagandista della campagna ‘Pro vittime politiche’, per la quale organizza una sottoscrizione. Il 30.9.1920 gli viene rilasciato un libretto di pensione come ex-combattente invalido di guerra. Nell’agosto 1921 comanda un battaglione di Arditi del Popolo che sfila in pieno giorno per le vie di Piacenza. Affrontati dalla forza pubblica, il corteo viene disperso e molti vengono arrestati. Pellegrini riesce a fuggire e, temendo rappresaglie fasciste, si allontana immediatamente da Piacenza trasferendosi a Mantova, dove assume ben presto responsabilità sindacali. Tornato a Parma, contribuisce all’organizzazione degli Arditi del Popolo, dei quali diviene capitano. Nel 1922 frequenta Guido Picelli, segretario della sezione di Parma della Lega proletaria mutilati, invalidi, reduci, orfani e vedove di guerra. Con l’avvento del fascismo viene trasferito allo scalo ferroviario di Ferrara il 25.4.1923, ma nel corso dell'anno viene licenziato a causa dei suoi precedenti. A Ferrara però trova subito lavoro come rappresentante della ditta Scires. Mantiene le sue idee ed è in contatto epistolare con sovversivi di varie regioni, soprattutto con le città di Asti e Tortona. Assiduo lettore dell’«Avanti!», spesso partecipa alle sottoscrizioni del giornale con contributi volontari. Nel 1924 lascia Ferrara e si trasferisce prima a Bastia e poi ad Albenga. Viene sospettato di essere un emissario di collegamento del partito socialista massimalista. Nel corso del 1925 si converte all’evangelismo. Il 10.10.1925 la Prefettura di Genova apre la sua scheda biografica. Nel gennaio 1927 si trasferisce ad Asti in via Zangrandi 7, agli inizi del 1928 è a Casalmaggiore (Cr) in via Vittorio Emanuele 21, come procuratore dell’Oleificio Ligure. Rimane a Casalmaggiore fino al 26.11.1930, quando si sposta a Treviglio come rappresentante delle macchine Singer. Il 10.6.1931 si allontana improvvisamente da Treviglio dopo aver ritirato dalla Singer stipendio e provvigioni, trattenendo per sé anche 450 lire della ditta (la cui sede legale è a Milano in via Palestro 40), da lui riscosse presso alcuni clienti di Martinengo (Bg) e per questo denunciato il 20.6.1931 dai Cc di Treviglio. Del suo allontanamento non informa la famiglia, tanto che la moglie è costretta a vendere parte dei mobili di casa per poter sopravvivere. Interrogata, questa dichiara che il marito le passava solo 80/100 lire alla settimana, lamentandosi di guadagnare troppo poco pur avendo una pensione come invalido di guerra. La moglie scopre dell’esistenza di un debito lasciato dal marito solo nella circostanza della fuga, dopo la quale Pellegrini le ha scritto solo una cartolina illustrata da Chiasso nella seconda metà di giugno. All’ufficio postale di Treviglio viene intercettata una sua lettera al dr. Domenico Ricci (n. a Velletri il 24.5.1890), residente a Treviglio in via P. Poli 6, vice-segretario comunale, tesserato fascista. Questi, interrogato sui suoi rapporti con Pellegrini, dichiara di averlo conosciuto a Piacenza nel 1920, presentatogli da un invalido di guerra che gli si era rivolto per un aiuto a Pellegrini. Dopo un iniziale interessamento, Ricci non se ne era più occupato perché nel febbraio 1921 era stato assunto come vice-segretario al comune di Casalpusterlengo, da dove si era poi trasferito a Treviglio e qui, agli inizi del 1931, passando per caso davanti al negozio Singer, lo aveva incontrato di nuovo. In quella circostanza Pellegrini aveva confidato a Ricci di non occuparsi più di politica, tanto da aver mandato il primo figlio di terza elementare al concorso ‘Dux’, mostrandogli il libretto della pensione ricevuta dall’erario e lamentandosi dei compensi della Singer, motivo per il quale stava cercando lavori più remunerativi. Il controllo della posta si rivela efficace per la raccolta di informazioni sui suoi spostamenti e sulle sue conoscenze. Vengono infatti intercettate due sue lettere, scritte entrambe da Zurigo il 7.7.1931, l’una indirizzata a Giuseppe Ferrari e spedita a Verdello (Bg), l’altra indirizzata a Nina Carrera, spedita presso la Trattoria Commercio di Boltiere (Bg). Alla Carrera si rivolge in modo molto affettuoso, scrivendo ‘cara e piccola sorellina’, informandola del fatto che la settimana precedente le aveva già inviato una lettera che ne conteneva un’altra, che la Carrera avrebbe dovuto consegnare a una certa Vittoria, dalla quale non ha avuto alcuna risposta. Aggiunge di essere momentaneamente a letto per un incidente occorsogli al Gottardo il 16.6.1931. Viene poi intercettata una sua lettera alla moglie scritta il 24.7.1931 da Milano, dove si è recato clandestinamente. Da Treviglio viene subito mandato un agente di Ps a Milano, dove gli viene affiancato un altro agente, messo a disposizione dalla Questura locale, ma il tentativo di rintracciare Pellegrini fallisce. Prima di rientrare clandestinamente in Italia, questi aveva scritto da Zurigo una lettera a Giuseppe Ferrari di Boltiere e un’altra a Nina Carrera, inducendo la polizia fascista a considerare tali persone dei possibili punti di riferimento per il ricercato, compresa una certa Genoveffa, che secondo il vice-segretario comunale Ricci è amante di Pellegrini. Vengono perciò allertati i Cc, i quali scoprono che la mattina del 29.7.1931 il fratello di Nina Carrera, Carlo (n. a Boltiere nel 1905), autista, è partito con un’auto pubblica per Milano insieme a Giuseppe Ferrari, il quale è sospettato di voler lasciare l’Italia clandestinamente. Gli sforzi per giungere ad intercettare Pellegrini e suoi amici impegnano Cc e Questure, che possono contare anche sull’aiuto di uomini messi a disposizione dalla Singer, che intende recuperare la somma sottratta da Pellegrini, ma invano. Intanto, per vivere, la moglie di Pellegrini deve vendere tutti i mobili della casa di Treviglio e per questo è costretta a trasferirsi presso i parenti a Piacenza, in via S. Lazzaro 42. Preso atto dell’irreperibilità di Pellegrini, il commissario di Ps di Treviglio, Tito Salvati, il 30.7.1931 redige un rapporto al questore di Bergamo sulle vicende dell’ultimo mese. Il prefetto di Bergamo, a sua volta, scrive al Cpc il 31.7.1931 informando che Pellegrini si è reso irreperibile dalla fine del mese di giugno: in quanto ispettore della società Singer e perciò spostandosi continuamente per lavoro, la sua vigilanza era più difficile. La corrispondenza alla moglie e ai conoscenti viene immediatamente posta sotto controllo dall’Ufficio revisione di Milano. In questo modo la polizia fascista scopre che Pellegrini è emigrato clandestinamente in Francia, a Marsiglia, da dove, non avendo trovato una sistemazione, si sposta a Zurigo, in Militarstrasse 36, presso Dante Lombardo, che in realtà è una spia fascista. Alcuni antifascisti della città svizzera riescono ad ottenere per Pellegrini il permesso di soggiorno di un mese. Nelle sue lettere intercettate dichiara di non sopportare più il fascismo e aggiunge che all’estero intende dedicarsi alla causa del proletariato. Acclude anche un ritaglio dalla rivista «Il Becco giallo» e dal giornale «Avanti!», nel quale una corrispondenza da Sciaffusa parla di una commemorazione di Matteotti tenuta dallo stesso Pellegrini. Il 24.7.1931 si trova clandestinamente a Milano, da dove scrive alla moglie informandola che si fermerà 4 giorni e che spera di poterla vedere prima di tentare di nuovo di stabilirsi in Francia e, in caso di difficoltà, in Spagna. Per questo, il suo nome viene inserito in BR. La fuga dall’Italia di Pellegrini si spiega anche con un debito da lui contratto con il sarto Alfredo Finardi di Casalmaggiore, il quale aveva garantito un mutuo di Pellegrini per oltre 4.000 lire. Non riuscendo a restituire il prestito, quest’ultimo si era impegnato a trasferire la sua pensione privilegiata di guerra direttamente a Finardi, fino ad estinzione del debito, attraverso un mandato di pagamento scritto, spedito dalla Svizzera nel gennaio 1932. Il mandato, però, non redatto in carta legale e senza il timbro di autenticazione del Consolato italiano, viene rispedito a Pellegrini perché del tutto privo di valore legale e quindi inutilizzabile. Pellegrini risponde con una lettera del 23.1.1932 che è conservata nel fascicolo perché, dato il contenuto, Finardi si affretta a mostrarla all’ufficio di Ps di Casalmaggiore. Nella lettera infatti, giustificando l’assenza della carta legale e dell’autenticazione da parte consolare, Pellegrini usa toni sferzanti, si mostra molto sicuro di sé e si lascia andare ad espressioni marcatamente antifasciste: “Io non vado da nessun Console Fascista a domandare grazie e favori. Da questi infami arnesi del Bandito Mussolini sto a debita distanza. Quando all’estero i Consolati saranno la espressione di un governo di Popolo e non di neri cimiciati, allora solo si ricorrerà a loro. Fino a quando essi rappresentano dei manigoldi, degli assassini di uomini, donne e bambini, non ci sporcheremo mai della loro prestazione”. A parte queste dichiarazioni, il problema di restituire il debito rimane. Pertanto, Pellegrini invita Finardi a procurarsi la carta bollata e, tramite la Questura, farla spedire al console italiano di Lugano per la successiva vidimazione della firma dello stesso Pellegrini. Pochi giorni dopo la lettera, il console italiano di Lugano trasmette al Cpc, e questo il 28.1.1931 di rimbalzo alle Prefetture di Bergamo e di Parma, l’informazione che Pellegrini è un viaggiatore di commercio per conto del ‘noto sovversivo’ e fabbricante di liquori Raffaele Guarini, “sulla cui dabbenaggine vanitosa campano molti fuorusciti”, lo stesso Pellegrini si sarebbe fatto anticipare somme di denaro per la sua famiglia. L’8.11.1931 Pellegrini è presente a Bellinzona alla manifestazione di protesta di alcuni antifascisti italiani, guidati dal ticinese Felice Orlando (Cpc, b. 3608), davanti alla lapide dei caduti, inoltre frequenta il maestro elementare e socialista Angelo Tonello (Cpc, b. 5147, fasc. 073481), al quale telefona spesso da Bellinzona. Nel febbraio 1932 risiede in Piazza Morotto a Bellinzona ed è in buoni rapporti con Emilio Schobinger e i principali esponenti dell’antifascismo locale. Il questore di Bergamo, Giannitrapani, il 10.2.1932 informa il commissario di Ps di Treviglio che gli antifascisti Angelo Tonello, Odoardo Masini (Cpc, b. 3130) e Odisseo Pellegrini, fuorusciti in Svizzera, si incontrano con Antonio Mantegazza (Cpc, b. 2999), un italiano naturalizzato svizzero ‘accanito antifascista’, proprietario di un’agenzia turistica e di alcune automobili, su una delle quali ha accompagnato i tre citati in una località prossima al confine italo-svizzero nei pressi della Valle Cavargna, portando con sé una valigia misteriosa. Dato che Mantegazza entra spesso in Italia con le sue auto, il questore ne segnala le targhe per individuarle e ispezionarle, nel sospetto che con quelle auto venga clandestinamente introdotto in Italia materiale propagandistico antifascista. Pochi giorni dopo quest’ultima segnalazione, il 15.2.1932 Pellegrini chiede al Consolato generale italiano di Lugano la concessione del passaporto per sé e per la sua famiglia, uscita dall’Italia clandestinamente, allo scopo di rendere regolare il soggiorno in Svizzera. Come condizione per il rilascio del passaporto, però, gli vengono chiesti i documenti d’identità. Il console Silvio Camerani scrive in proposito al Cpc il 23.2.1932 che, qualora Pellegrini si presentasse con i documenti richiesti, “non potrò non rilasciargli il passaporto nella forma che a suo tempo e colla debita autorizzazione di codesto Superiore Ministero, lo rilasciai al Pacciardi e ad altri fuorusciti”. Il 6.3.1932 il suo nome compare nel n° 6 del BR, schedina n° 348, ritenuto appartenente a ‘Giustizia e Libertà’. Sul n° del 5.7.1932 del giornale ticinese «Libera Stampa» compare una corrispondenza da Bellinzona, secondo la quale la direzione del partito socialista ha deciso di reintegrare Pellegrini nel partito, perché le informazioni a lui sfavorevoli provenienti dall’Italia sono imprecise e perché il suo comportamento è positivo. Nel corso del 1932 Finardi, creditore di Pellegrini, incarica un suo fiduciario, Renzo Farina di Casalmaggiore, di recarsi in Svizzera per risolvere definitivamente la questione del debito di Pellegrini. Farina, la cui fotografia sul passaporto mostra un distintivo fascista all’occhiello della giacca, viene accompagnato nell’ufficio della gendarmeria di Bellinzona da Pellegrini, il quale davanti ai gendarmi ticinesi lo accusa di essere una spia fascista. La gendarmeria ordina subito il fermo e la perquisizione di Farina. I documenti di garanzia avuti da Finardi che Farina aveva con sé vengono sequestrati e consegnati allo stesso Pellegrini. Riaccompagnato alla frontiera, appena rientrato in Italia Farina predispone un esposto contro Pellegrini. Il 24.8.1932 Pellegrini scrive a Lugano al console Camerani chiedendo il suo aiuto per la riscossione degli arretrati della pensione di guerra, che non percepisce dal 1931. Nella lettera, però, aggiunge: “Le faccio noto per debito di lealtà, che io sono un fuoruscito, nemico acerrimo della tirannide che profana la nostra terra d’amore e di fiori. Ciò nonostante sono sempre un vecchio volontario di guerra, che ama la sua patria, in quanto essa è espressione di una nobile idealità, non mai tradita agli avi nostri”. Il console, stranamente, aspetta un mese a trasmettere il testo della lettera di Pellegrini al Ministero degli Affari Esteri, il che avviene il 22.9.1932. Camerani scrive che non intende rispondere “alla insolente lettera” almeno fino alla risoluzione della controversia di Pellegrini con Finardi e Farina. Il 13.10.1932 il Cpc informa le Prefetture di Cremona, Bergamo e Parma che la pratica relativa alla pensione di guerra di Pellegrini potrà essere presa in considerazione dal Consolato italiano di Lugano solo dopo che questi “avrà ritirata la lettera dal tenore insolente che egli ha diretto a quel R. Ufficio”. Il 27.10.1932 il Cpc chiede al Ministero degli Affari Esteri e ai prefetti di Parma e Bergamo di fornire informazioni su Pellegrini, che risulta residente a Bellinzona in Piazza Morotto, casa Cerva, il cui nome è presente in una rubrica sequestrata agli esponenti del partito repubblicano all’estero, dirigenti del movimento ‘Giovane Italia’; in particolare, alla prefettura di Bergamo viene chiesto “il preciso colore politico del Pellegrini”. Il 10.12.1932 Luigi Gabbrielli, il console italiano di Lugano da poco subentrato a Silvio Camerani, informa l’Ambasciata italiana a Berna e il Ministero degli Affari Esteri (e questo a sua volta ne informa il Ministero dell’Interno) che alcuni giorni prima Pellegrini si è presentato per chiedere il passaporto per sé e per la famiglia, espatriata clandestinamente. Stando alle parole del console, in tale circostanza Pellegrini, molto compiaciuto, conferma in tutto e per tutto la vicenda legata all’incontro con Farina nella gendarmeria ticinese. Dice di averlo fatto arrestare perché le sue insistenze “non gli garbavano, e perché supponeva che egli fosse inviato dalla polizia italiana per sorvegliarlo”. Inoltre, dopo aver ammesso di aver avuto dal capitano Ferrario della gendarmeria ticinese i documenti relativi alla sua pensione di guerra a favore di Finardi, si dichiara disposto, una volta trasferiti all’estero i relativi titoli, di affidarli allo stesso Consolato per la periodica riscossione da parte di Finardi. Nel suo rapporto, tuttavia, il console si preoccupa soprattutto di evidenziare “il gravissimo abuso compiuto dalla Polizia Ticinese che, su semplice denunzia verbale di un fuoruscito, ha fatto arrestare, trattenere ed espellere un individuo reo soltanto di avere il distintivo fascista sulla fotografia del passaporto e di essersi prestato quale intermediario fra un creditore e il suo debitore”. Il 21.1.1933 il console italiano di Lugano informa i prefetti di Parma e Bergamo che Pellegrini è “in rapporti di intima amicizia con il noto Schobinger Emilio e con i principali esponenti del movimento antifascista di Bellinzona”. Nel febbraio 1933 viene incluso nell’elenco dei sovversivi residenti all’estero e classificati come attentatori o comunque capaci di atti terroristici. Nello stesso mese di febbraio 1933, con l’antifascista ticinese Fasani rileva a Bellinzona la gestione di un ristorante in Piazza Indipendenza, ritrovo dei sovversivi locali. Viene ancora segnalato a Bellinzona nel luglio 1933. Il 22.9.1933 il Consolato generale di Lugano rilascia un passaporto per la Francia valido 6 mesi a Pellegrini, alla moglie, ai figli minorenni Eleonora (n. a Piacenza il 29.3.1919) e Adolfo (n. a Parma il 22.8.1922), mentre il figlio Mario (n. a Mortizza di Piacenza il 7.12.1915) ha un passaporto separato. In occasione del rilascio dei passaporti, Pellegrini ha un lungo colloquio con il console, al quale assicura di aver abbandonato da tempo ogni attività politica, di aver riconosciuto l’errore in cui era caduto espatriando clandestinamente ed accostandosi agli antifascisti fuorusciti. In Francia intende tentare un’iniziativa commerciale, a Nizza o Marsiglia e lascia capire, una volta uscito dal Canton Ticino, di voler fare rivelazioni sull’ambiente dei fuorusciti in Svizzera e sull’ambiente dei sovversivi di Bellinzona e del governo cantonale. Intende inoltre, una volta in Francia, pubblicare un opuscolo per ‘smascherare’ i suoi vecchi compagni. Il console italiano, nel suo rapporto sul colloquio, spedito al Ministero degli Esteri e da questo al Cpc e ai prefetti di Parma e Bergamo, ritiene sinceri i propositi e le parole di Pellegrini perché, “nonostante le sue condizioni economiche tutt’altro che floride, egli non ha neppur lontanamente accennato al desiderio di un compenso in denaro per queste sue presunte rivelazioni, contrariamente a quanto viene normalmente fatto dalla maggior parte dei convertiti o pseudo-tali”. Lo stallo del contenzioso tra Pellegrini e Finardi sembra definitivamente sbloccato nel settembre 1933, quando dal Consolato italiano a Lugano vengono trasmessi a Finardi i documenti necessari per riscuotere i suoi crediti nei confronti di Pellegrini (4.800 lire, più gli interessi maturati nei tre anni intercorsi dalla concessione del credito). Il 4.9.1933 il comandante della gendarmeria ticinese, Ferrario, informa il Cpc che sui giornali ticinesi viene annunciata l’apertura, a nome di Pellegrini, di uno studio commerciale per consulenze legali e Ufficio Rubriche. Ferrario chiede inoltre se Pellegrini abbia lasciato pendenze giudiziarie in Italia. Il 20.10.1933 il Cpc informa il Ministero degli Affari Esteri e i prefetti di Parma e Bergamo che Pellegrini, per ordine del duce, “può entrare liberamente nel Regno”. Il Cpc da Roma il 27.10.1933 invia con ‘precedenza assoluta’ una nota informativa all’ufficio di Ps di Bardonecchia e per conoscenza alle Prefetture di Bergamo e Genova, secondo la quale Pellegrini e la famiglia lasciano la sera stessa Parigi per rientrare in Italia. Sono diretti a Genova e transiteranno per Modane e Bardonecchia. Dato che l’iscrizione di Pellegrini sul BR e in RF è stata revocata, si raccomanda all’ufficio di Bardonecchia di dar luogo solo ad una normale perquisizione doganale. In effetti, Pellegrini rientra dalla Francia giungendo a Sampierdarena il 28.10.1933, dove alloggia in via Gioberti 131. Il 2.5.1934 il prefetto di Cremona, informandone anche il prefetto di Bergamo, restituisce al Cpc il libretto di pensione n° 1568137 intestato a Odisseo Pellegrini rilasciato il 30.9.1920 e, per disposizione del Consolato di Lugano, a suo tempo consegnato ad Alfredo Finardi di Casalmaggiore (via Azzo Porzio 31). Questi, però, restituisce il libretto motivando la restituzione con il non aver potuto incassare la somma indicata dal libretto perché da tempo scaduto. Informa inoltre di aver saputo che il 16.1.1934 Pellegrini ha riscosso a Sampierdarena 2600 lire, dimostrando ulteriormente la sua disonestà nell’aver cercato di ingannare anche il Consolato di Lugano. Oltre al libretto, la Prefettura di Cremona restituisce al Cpc anche una dichiarazione di Pellegrini in favore di Finardi del 9.3.1930 e una lettera del 16.3.1934 da Sampierdarena di Pellegrini a Finardi, nella quale scrive di essere disoccupato, promettendo 800 lire entro la fine di aprile, che però Finardi non ha avuto. Durante il suo soggiorno a Sampierdarena, come aveva preannunciato al console italiano nel Canton Ticino, Pellegrini pubblica un volumetto, I quaderni di un fuoruscito redento per Grazia e volontà del duce (Tip. Artigianelli, Genova 1934, pp. 87), in cui prende le distanze dal mondo dell’antifascismo e si accosta al fascismo con entusiasmo. In breve il volumetto esce con una seconda edizione. Nell’agosto 1934 la Prefettura di Genova informa il questore di Bergamo che Pellegrini, disoccupato e privo di mezzi di sussistenza, con la famiglia è munito di foglio di via e mezzi gratuiti di viaggio per Parma, dove viene rintracciato dalla Questura locale e sottoposto a vigilanza. Nello stesso anno, a Parma (tipografia Donati) pubblica la terza edizione del suo scritto. Radiato nel 1934, in seguito al suo ingaggio come spia fascista per l’Ovra nella sottozona appunto di Parma, assume il nome in codice di ‘Omero’. Secondo le ricerche di Mauro Canali, infatti, a Parma Pellegrini viene avvicinato dagli agenti dell’Ovra, che lo convincono a svolgere opera di delazione a favore del regime fascista, convincendo anche altri a fare lo stesso, il che avviene, per esempio nel caso del comunista Tullio Coruzzi. É molto probabile, però, che l’ingaggio di Pellegrini come spia sia avvenuto almeno nel 1933, in concomitanza con la definitiva risoluzione dei suoi problemi finanziari grazie alle autorità consolari italiane: non si spiega diversamente l’informativa del Cpc del 20.10.1933 al Ministero degli Esteri e ai prefetti di Parma e Bergamo, con cui si informa che Pellegrini può entrare liberamente in Italia per ordine di Mussolini. Nel 1937 (Tip. Casarola, pp. 40) Pellegrini pubblica a Piacenza la raccolta di versi Le vie dell’Impero. La sua vicenda assume ulteriori risvolti, non documentati però nelle carte conservate nel fascicolo. Arrestato il 5.2.1942, è condannato a 5 anni di confino a Corleto Perticara (Pz). Liberato nell’agosto 1943 dopo la caduta di Mussolini del 25.7.1943, è di nuovo arrestato nel maggio 1944, ma durante la traduzione in Germania riesce ad evadere. Cpc, b. 3824, 1925-1944, scheda biografica. (G. Mangini)
Familiari
Pellegrini Luigi (padre)
Novara Francesca (madre)
Solari Maria (moglie)
Nata il 15.8.1889 nella frazione Mortizza del comune di Piacenza, casalinga.
Pellegrini Eleonora (figlia)
Nata a Piacenza il 29.3.1919.
Pellegrini Adolfo (figlio)
Nato a Parma il 22.8.1922.
Pellegrini Mario (figlio)
Nato a Mortizza di Piacenza il 7.12.1915.
Luoghi di residenza
Parma Emilia Italia (1898 - 1920) Piacenza Emilia Italia (1920 - 1921) Mantova Lombardia Italia (1921 - 1922) Parma Emilia Italia (1922 - 1922) Ferrara Romagna Italia (1922 - 1924) Genova Liguria Italia (1925 - 1927) Asti Piemonte Italia via Zangrandi 7 (1927 - 1928) Casalmaggiore Lombardia Italia (1928 - 1930) Treviglio Lombardia Italia (1930/11/26 - 1931/06/10) Zurigo Svizzera Militarstrasse 36 (1931 - 1932) Bellinzona Svizzera piazza Morotto (1932 - 1933) Genova Sampierdarena Liguria Italia via Gioberti 131 (1933/10/28 - 1934)
Relaz. con altri soggetti
Picelli Guido (antifascista)
ACS, Cpc, b. 3950
Malatesta Errico (anarchico)
Lombardo Dante (socialista)
ACS, Cpc, b. 2821
Orlando Felice (antifascista)
ACS, Cpc, b. 3608
Tonello Angelo (socialista)
ACS, Cpc, b. 5147
Schobinger Emilio (antifascista)
Masini Odoardo (repubblicano)
ACS, Cpc, b. 3130
Mantegazza Antonio (antifascista)
ACS, Cpc, b. 2999
Camerani Silvio (console)
Gabbrielli Luigi (console)
Guarini Raffaele (socialista)
ACS, Cpc, b. 2558
In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
Informazioni
1931
Esclusione dallo schedario
Data di esclusione
1934
Altre fonti archivistiche
(ACS-CPC) Archivio centrale dello Stato (Roma), Casellario Politico Centrale
Busta 3824, Fascicolo
(ASMn), Archivio di Stato di Mantova, Questura - Casellario giudiziario
Busta 123, Fascicolo
Riferimenti bibliografici
Antifascisti Cpc 1998, vol. 14
riferimento p. 243
Canali 2004
riferimento p. 791, nota 222
Pellgrini 1934
Pellgrini 1937