Profilo sintetico riassuntivo
Nato ad Albano Sant' Alessandro (Bg) il 8.3.1895, minatore, sovversivo. Il 16.4.1910 il pretore di Trescore Balneario lo condanna a 5 giorni di reclusione per furto continuato di legname. Per lavoro emigra in Belgio nel 1913, dove si sposa con Ester Benoit (di Giosuè e Marie Dumont, n. il 30.10.1901), dalla quale ha 10 figli: Maria Luigia, n. 1922, che nel 1939 si sposa a Milano; Albina, n. a Namur (Belgio) il 29.9.1923; Giulia, n. 7.10.1924, nubile, disoccupata, nel dicembre 1939 ricoverata all'ospedale maggiore 'Principessa di Piemonte' di Bergamo nel reparto delle malattie veneree; Francesca, n. 11.11.1925; Alberta, n. 6.7.1927; Eugenia, n. 28.4.1930; Elisabetta, n. 27.3.1932; Francesco, n. 6.11.1933; Alessandro, n. a Bergamo il 3.8.1936. Mentre è in Belgio, in Italia viene dichiarato renitente alla leva. Dal 1919 è invalido dal braccio destro per un infortunio subito in una miniera a Differdange (Lussemburgo): l'esplosione di una mina distrugge l'articolazione della sua mano destra e per questo ottiene una pensione vitalizia. Dal 1923 al 1934 subisce 12 condanne per ubriachezza, furto, lesioni, ribellione alla polizia, contrabbando; quando è ubriaco manifesta idee 'sovversive'. L'11.3.1934 regolarizza la sua posizione di renitente alla leva per via del suo infortunio sul lavoro. Il 14.7.1934, con foglio di via obbligatorio rilasciato dal Consolato italiano di Charleroi, rientra ad Albano Sant' Alessandro con tutta la numerosa famiglia. La questura di Bergamo l'11.8.1934, proprio perché Pezzotta è stato segnalato essere di idee sovversive quando è ubriaco, prescrive la sua sorveglianza. Il 22.2.1936 il segretario del fascio di Albano Sant' Alessandro, Giuseppe Zanga (di Pasquale e Annunziata Alborghetti, n. ad Albano Sant' Alessandro il 25.7.1900) telefona ai Cc di Seriate, informando sulfatto che poco prima due persone per strada cantavano 'Bandiera rossa'. Dopo averli zittiti e fermati, Zanga li porta nella sede del dopolavoro comunale, dove poi vengono raggiunti di Cc e da questi identificati. Uno è appunto Pezzotta, che viene definito 'girovago, senza fissa dimora', l'altro è Virginio Tabellini (di ignoti, n. a Bergamo il 31.1.1887, residente a Bergamo in via Borgo Palazzo 78, muratore disoccupato). I due erano partiti da Bergamo, raggiungendo poi le località di Negrone, Albano Sant' Alessandro e Seriate, bevendo ad ogni tappa. Tabellini viene rilasciato, mentre Pezzotta viene fermato e portato presso la caserma dei Cc di Seriate, dove nel verbale del 26.2.1936 viene ricostruito il suo percorso biografico. Dopo aver fatto controllare il suo fascicolo in Questura, i Cc di Seriate lo portano in carcere a Bergamo. Liberato, il 31.3.1936 la Pretura di Grumello del Monte (Bg) lo condanna a 20 giorni di arresto per 'manifestazione sediziosa' ma, non avendo domicilio, non viene rintracciato. Per questo, la stessa Pretura il 29.5.1936 emette mandato di cattura nei suoi confronti, eseguito il 23.6.1936. Esce dal carcere il 12.7.1936 e vive in una carovana nei pressi dello stadio di Bergamo. Trasferitosi a Roma, viene arrestato per ragioni non documentate nel fascicolo, ma nel luglio 1937 viene rimesso in libertà dalla Questura di Roma con foglio di via obbligatorio per Bergamo. Nel novembre 1937 con tutta la sua famiglia (la moglie e 10 figli) vive a Baggio (Mi) in una cascina diroccata di proprietà della Banca d'Italia, dove occupa 2 locali a piano terra e dove i suoi famigliari dormono sulla paglia. Dato che non può lavorare, riesce a mantenere la famiglia solo con i residui del rancio di due caserme, di aviazione e artiglieria, situate nei pressi. Il 28.9.1939 l'Opera Pia Bonomelli lo manda ad Albano Sant' Alessandro insieme a tutta la famiglia, ma il giorno dopo si trasferisce a Milano. Il 29.11.1939 la moglie di Pezzotta scrive una lettera autografa, conservata nel fascicolo, al Commissario Generale della Questura di Roma, in cui, disperata, chiede aiuto. Dal 1.1.1940 fino agli inizi di giugno 1940 Pezzotta vive con la famiglia a San Giovanni Bianco. Nel dicembre 1940 risulta non aver ritirato dalla Banca d'Italia 4.000 lire. (G. Mangini)