Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Pognano (Bg) il 27.9.1900, contadino, proprietario di un terreno di circa 40 pertiche, sovversivo, sposato, con 4 figlie. La sera dell’8.2.1931 nel centro dell’abitato di Pognano, insieme ad Alessandro Pagani, all’uscita da un locale pubblico segue l’operaio fascista Giovanni Melocchi (di Battista e Albina Colonnetti, n. a Pognano il 24.11.1897), e lo sfida dicendogli “Me sgüra i onge”, cioè “mi prudono le unghie”. Melocchi reagisce dando inizio allo scontro fisico. Oltre a Garlini e ad Alessandro Pagani, nella zuffa sono coinvolti anche Giovanni Gatti, Angelo Pagani, Lorenzo Navoni, nessuno dei quali iscritto al Pnf, e Giovanni Previtali (fu Giuseppe e Cristina Giassi, n. a Pognano il 5.8.1907, contadino), presente al fatto ma non coinvolto direttamente. Durante il pestaggio qualcuno di questi avrebbe detto “adesso non sono i fascisti a picchiare, sono i comunisti”. Dopo lo scontro Melocchi si fa visitare e il medico gli rilascia un certificato con una prognosi di 15 giorni, con il quale poi si reca dai Cc per denunciare il fatto. Dopo la denuncia, i Cc di Verdello (Bg) procedono all’arresto delle persone indicate e al loro interrogatorio. Nel verbale che ne deriva, redatto il 20.2.1931 dal maresciallo Vittorio Bussi e dall’appuntato Antonio Favuzzi, “il Gatti Giovanni si giustificò dicendo di essere uscito dall’esercizio della Pagani e poscia aver rincasato subito. Il Pagani Angelo ed Alessandro affermarono di aver preso parte ma semplicemente per dividere il Garlini Leone che trovavasi alle strette col ferito. Il Garlini confessò di aver picchiato il Melocchi Giovanni e di essersi difeso perché provocato con vie di fatto dal danneggiato. Il Navoni Lorenzo disse di aver sentito rumore e di essersi portato nel proprio cortile per vedere l’accaduto. In seguito li invitò ad andarsene perché doveva chiudere la porta, poscia se ne andò a letto. Il Previtali, all’uopo, da noi interrogato, affermò di non avere preso parte al fatto. Infatti, sentito il ferito, potemmo stabilire la di lui innocenza, motivo per cui venne rilasciato in libertà. Il Garlini dichiarò di aver semplicemente picchiato con le mani e non con un corpo contundente”. Nel fascicolo non sono indicati provvedimenti nei suoi confronti. Radiato nel 1936. (L. Citerio, R. Vittori)