Profilo sintetico riassuntivo
Nato in Francia, a Nizza Marittima (dipartimento Alpi Marittime, regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) il 14.6.1884. Sceglie la cittadinanza italiana nel 1904. Sposato, è padre di due figli ed è di discrete condizioni economiche. Nel biennio 1912-13 lavora come carpentiere a Ginevra, poi a Ventimiglia (Im). Partecipa alla prima guerra mondiale, dove riporta due ferite e contrae la malaria. Dopo la guerra è titolare di una piccola impresa meccanica a Ventimiglia, dove è anche rappresentante degli ex-combattenti. Negli anni successivi si sposta per lavoro tra Cannes, Monte Carlo, di nuovo Ventimiglia, Bolzano. Dall’ottobre 1939 risiede a Bergamo, dove collabora con il figlio nella conduzione del bar della stazione ferroviaria. Agli inizi di febbraio del 1942 viene accusato di avere fatto discorsi disfattisti da Alessandro Bongi (di Orsino e Pia Sfondrini, nato a Milano il 9.3.1903, residente a Bergamo in via Col Moschin 7, commerciante di prodotti farmaceutici) e da Maria Fratus. I due lo denunciano scrivendo al federale di Bergamo. Bongi, in particolare, viene interrogato il 20.3.1942, nel corso del quale si definisce squadrista, sciarpa littoria, partecipante alla marcia su Roma, combattente volontario in Africa, segretario della squadra d’azione ‘G. Randaccio’ del fascio milanese. Nella sua deposizione riferisce che Fiorentini, al bar della stazione, si sarebbe vantato di aver fatto parte della redazione dell’ «Avanti!» e avrebbe detto che “avevamo fatto male noi italiani ad entrare in guerra giacché per l’addietro ed in epoca recente avevamo fatto più di una guerra; che se anche riuscissimo a vincere questa guerra che stiamo ora combattendo saremmo schiavi dei tedeschi; che le guerre vengono fatte per ambizione dei Capi e per ingrassare quelli che già posseggono milioni; che aveva conosciuto persone che portavano i calzoni rotti e che oggi sono ricche a milioni, come Italo Balbo che aveva anche fatto spendere alla Nazione molti milioni che non erano serviti ad altro che alla sua ambizione personale”. Anche Maria Fratus viene sentita in Questura, dove riferisce che Fiorentini, alludendo a Mussolini, avrebbe detto “venga lui a mandare avanti il mio bar”. Al termine della breve inchiesta della Questura, Fiorentini viene denunciato e proposto per essere inviato al confino. In vista della riunione della Commissione Provinciale per il confino di polizia per giudicare il suo caso, Fiorentini redige una lunga e dettagliata autodifesa in cui ricostruisce in sintesi la sua vita, evidenziando benemerenze patriottiche e conoscenze con personalità fasciste, negando gli addebiti che gli vengono rivolti. L’8.5.1942 la Commissione Provinciale decide di ammonirlo ma di non inviarlo al confino per i “buoni precedenti politici”, per “una certa inabilità fisica a sopportare il regime del confino, essendo risultato affetto da nevrosi cardiaca” e per aver tratto la convinzione che Fiorentini sia “un ciarliero e non individuo di sentimenti antinazionali o antifascisti”. Nell’ottobre successivo l’ammonizione viene condonata per il ventennale della marcia su Roma. Nel fascicolo sono conservate 3 copie di una sua fotografia del 7.3.1942, riprodotte dalla Questura di Milano per conto di quella di Bergamo. Cpc, b. 2078, 1942-1942. (L. Citerio, R. Vittori)